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Tra la polvere , gli scaffali e le idee mai pagate e mai ritirate

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lunedì, 19 febbraio 2007

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postato da: zanni alle ore 07:11 | link | commenti
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lunedì, 14 novembre 2005

CULtura

 

Le fanfare hanno suonato al ritmo della grancassa , e la cultura a chilo pesata a trafiletti di seconda mano su pagine nazionali e flash risfila da sciantosa in corso roma: bella cosa la cerimonia-spot scambiata come cultura , e centellinare sazi pseudo-radici culturali con la faccia da buffet. Quest'estate ho girato acconciato da clown medievale il lodigiano (50 comuni in cortili che un mio caro amico definiva "critici anche per un torneo di tresette" , davanti a cinquemila facce) , quello delle signore fuoridamessa , quello del profumo di vino rosso e salamella che è così lontano dalle masturbazioni freudianculturali degli ultimi giorni , e a casa ho portato il profumo dell'erba e la vertigine della distanza che sta tra chi di cultura ne parla e chi sorride senza fronzoli e avvicinandosi di pancia ; ho scleto centovolte quest'ultimi e la loro pancia , non ho dubbi.Che la cultura (nazionale e locale) sia in crisi è un'affermazione buffa quanto le cravatte di chi solitamente la pronuncia : nel Lodigiano c'è la cultura , con buona pace dei critici e catalogatori di professione , c'è nelle radici profonde delle mani irruvidite in riva all'Adda , c'è nel dialetto naif da palcoscenico , c'è nella meraviglia febbricitante di un bambino davanti ad un trampoliere ,c'è nelle associazioni semisconosciute che tirano notte per non disimparare a stupirsi , c'è nei crocchi di piazza , c'è nei sorrisi aperti di chi ci ha accolto con pane e salame e la soddisfazione di aver regalato un gioco inatteso. Sopra questa di fil di ferro e spago gli illusionisti vogliono farci credere (con i loro giochi di specchi tra politica e parlarsi addosso) che c'è nè una patinata con copertina lucida e rigida e dentro poco e niente.Il vero problema è che ,come nella catena commerciale del chicco di caffè, tra chi l'arte (più o meno consapevolmente) la "fa" e la gente, c'è di mezzo tutta una catena di "brokers culturali" che si permettono di interpretarla , filtrarla e plasmarla prima che arrivi, con il naturale risultato di corromperla.Eppure mi gioco qualsiasi cosa, che (forse per nausea professionale) questi brokers negli ultimi dieci anni non hanno mai provato mai ad annusarla , ad avere un approccio semplice , cioè semplicemente come tutti "guardarla".E se è vero che la cultura si esprime nella possibilità di creare una eredità sociale differente dall'eredità biologica trasmessa geneticamente - e, proprio perché si tratta di una eredità di tipo diverso, essa presenta un alto grado di variabilità e non è la medesima presso i diversi gruppi sociali - allora la cultura è un patrimonio di costumi, di modi di vita, trasmessi attraverso il linguaggio.E sono i valori di questo linguaggio che la rendono tale , e sono questi i punti da cui partire.La gestione passata di alcuni luoghi strategici della cultura del Lodigiano ha vissuto e ci ha imposto come stile di vita "l'abitudine all'acquisto" , le risposte di alcuni amministratori sono stati che comunque "bisogna prendere gente da fuori" , e così abbiamo assistito al mortificante stillicidio di orchestrine e compagnie dal nome esotico/televisivo esposte come pappagallini d'importazione. Perche , bisogna ammetterlo , se è vero che ci avviciniamo con la propensione alla meraviglia a ciò che non ci appartiene , per mala educazione ci permettiamo spesso di avere il diritto di conoscere e giudicare tutto quello che ci sta vicino , anche senza cognizione di causa : nulla di nuovo , in linea con i precetti del mercato globale da grande dstribuzione su gomma.E la corsa all'acquisto relega le realtà locali ad esibizioni da benemerenze prepensionamento.Qualsiasi opera è figlia di un percorso , della concettualizzazione di uno slancio , di un preciso lavoro operaio che porti al risultato finale , qualsiasi sia il linguaggio : e il punto su cui investire è proprio questo , perchè è nel cuore del percorso che se ne determina l'ampiezza ,la fruibilità , la crescita.Comprarne il risultato , fare dell'acquisto il modus operandi del processo di culturalizzazione di un territorio è deleterio e irrispettoso.Parliamone meno, ascoltiamone il gusto non preoccupandosi della nostra digestione e di prevenire problemi a quella del pubblico: lui non ne ha bisogno , è abituato ai sapori forti e la gusta sempre a suo modo e senza fronzoli.Al massimo con un po' di pane e salame

 

 

postato da: zanni alle ore 14:50 | link | commenti (1)
categorie: cultura
mercoledì, 26 ottobre 2005

titolare di retrobottega

Essendo proprio in questo momento, e da parecchi giorni, rinchiuso qui nel retrobottega, quello reale e non virtuale, desideravo comunicarvelo. Se qualcuno vuole portarmi un po' di solidarietà sottoforma di caffè, bevanda alcolica o meglio ancora presenza femminile è ben accetto. L'ambiente è accogliente, c'è un po' di musica...ma da questa breve descrizione avrete capito che è un po' triste. Al terzo "po' " che scrivo, penso sia ora di terminare il mio post, altrimenti magari vi stufo...un PO' troppo.

Majno.

postato da: majno alle ore 09:36 | link | commenti (2)
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Pane e Formaggio

Nei comuni piccoli hanno una classe infinitamente superiore rispetto ai comuni di grandi dimensioni.
Mi è capitato di notarlo seguendo diverse date di una tourneé estiva di un mio amico regista teatrale. Il Carro Poetico, così si chiama lo spettacolo, ha toccato le piazze di 50 comuni. Io sarò stato a vederli e ad aiutarli a smontare la scenografia una quindicina di volte. Ho visto amministrazioni comunali fregarsene altamente, ho visto assessori alla cultura scegliere luoghi, per la rappresentazione, che non avrebbero potuto ospitare neanche una partita a briscola, ho visto il peggio che si potesse vedere proprio lì dove avevano più risorse. In molti piccoli paesini, invece, ci tenevano LORO, il comune, i cittadini e via dicendo, a fare bella figura. Ieri a Corno Vecchio, in provincia di Lodi, piccolissimo bruscolino di 200 abitanti, ci hanno (dico "ci hanno" perché ogni volta che vado, per qualche motivo, tutti credono che anche io faccia parte della compagnia. E' vero che do' una mano a smontare, però se c'è da mangiare e bere, sempre presente!) dicevo ci hanno offerto una spettacolare bottiglia di vino del posto che accompagnava formaggi e salumi fatti lì, non comprati chissà dove, in una trattoria/bar/osteria/pub/ritrovo (in un paese di 200 abitanti non è che ci sono tante cose sparpagliate, meglio raggruppare) bellissimo da vedere e con una grande cortesia.
Il posto si chiama La Costa e fanno un rosso che fa resuscitare i sentimenti.


postato da: bubuking alle ore 08:27 | link | commenti (2)
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mercoledì, 12 ottobre 2005

Saluti innanzitutto

Benvenuti, 

benvenidos. 

Scusate se il mare è un po’ mosso…. 

Ma il jazz gli fa spesso questo strano effetto,anche a lui. 

James!!!

 

 

 

postato da: zanni alle ore 08:19 | link | commenti
categorie: rigurgitiparolai